Morti sul lavoro, a Valmontone chiediamo con urgenza più sicurezza: «Il lavoro deve dare la vita, non toglierla»

A Valmontone, in occasione della 76ª Giornata Nazionale dell’ANMIL, mi sono fermato a riflettere su una realtà che continua a ferire profondamente le nostre comunità: le morti e gli infortuni sul lavoro. Una tragedia che non può e non deve diventare un’abitudine, perché dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e vite spezzate.

Potrebbe essere chiunque. Un padre, una madre, un figlio, un collega. Una persona che esce di casa per andare a lavorare e che, troppo spesso, non vi fa più ritorno. Non possiamo rassegnarci alle sedie vuote a tavola, al dolore di chi resta e alla consapevolezza che tragedie simili avrebbero potuto essere evitate.

I dati relativi al Lazio sono allarmanti: nei primi sette mesi del 2026 abbiamo superato la soglia dei 50 morti sul lavoro, con un aumento degli infortuni mortali superiore al 26%. Numeri che impongono una riflessione seria e, soprattutto, interventi concreti e immediati.

Dietro queste cifre ci sono storie che chiedono verità e giustizia, come quella di Salvatore Calignano, tradito due volte: prima dalla mancanza di sicurezza, poi dal tentativo di nascondere la verità. Ci sono i lavoratori della Valle del Sacco, di Colleferro, di Roma e di tanti altri territori, che ogni giorno affrontano rischi che non possono essere considerati una componente inevitabile della propria attività lavorativa.

La sicurezza non è una formalità burocratica, né un costo da tagliare per aumentare i profitti. È un diritto fondamentale, un dovere per le istituzioni e una responsabilità che deve coinvolgere imprese, lavoratori e l’intera società.

Per questo continuerò a portare avanti, nelle istituzioni e nelle piazze, una battaglia concreta per la tutela della vita e della dignità dei lavoratori. Chiederò il ripristino delle leggi regionali sulla sicurezza, il rafforzamento dei controlli e l’applicazione di una linea di tolleranza zero nei confronti di chi viola le norme e mette a rischio la vita delle persone.

Non possiamo limitarci a commemorare le vittime. Dobbiamo agire affinché tragedie come queste non si ripetano. Il dolore delle famiglie deve trasformarsi in una responsabilità collettiva e in un impegno quotidiano per cambiare le cose.

Il lavoro deve dare la vita, non toglierla. La sicurezza non è un privilegio, ma un diritto. E su questo diritto non sono ammesse deroghe, compromessi o passi indietro.

Guarda l’intervista:

TGR