Scuola, il Governo Meloni taglia quasi 7.000 posti tra docenti e personale ATA: così si colpisce il futuro del Paese

Quasi 7.000 posti in meno nelle scuole italiane. È questa la prospettiva delineata dalla nuova manovra di bilancio del Governo Meloni, che prevede una riduzione di 4.925 posti tra i docenti e di 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA).
Una scelta che considero profondamente sbagliata e che rischia di compromettere la qualità dell’istruzione, l’inclusione degli studenti con disabilità e il funzionamento quotidiano degli istituti scolastici.
La scuola pubblica italiana ha bisogno di investimenti, personale qualificato e strumenti per affrontare le disuguaglianze educative. Non di ulteriori riduzioni degli organici.
Dietro questi numeri non ci sono soltanto posti di lavoro, ma laboratori che rischiano di non essere attivati, attività di recupero che potrebbero essere ridimensionate, progetti contro la dispersione scolastica e servizi fondamentali per la sicurezza e l’assistenza agli studenti.
Il Governo giustifica spesso la riduzione degli organici richiamando il calo demografico. Ma meno studenti non significa automaticamente meno bisogni educativi, meno difficoltà da affrontare o meno necessità di personale.
Al contrario, proprio la diminuzione della popolazione scolastica potrebbe rappresentare un’occasione per migliorare la qualità dell’insegnamento, ridurre il numero di alunni per classe e garantire maggiore attenzione ai bisogni individuali.
Tagliare quasi 7.000 posti significa scegliere di ridimensionare la scuola anziché cogliere l’opportunità di rafforzarla.
Come consigliera regionale del Partito Democratico e componente della Commissione Istruzione e Diritto allo Studio della Regione Lazio, ritengo indispensabile contrastare questa impostazione e chiedere al Governo di rivedere le misure previste.
Perché il futuro del Paese non si costruisce risparmiando sull’istruzione.
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