Difendiamo la sanità pubblica: la salute è un diritto, non un privilegio

La sanità pubblica è uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia e non possiamo permettere che venga smantellata, pezzo dopo pezzo, fino a trasformare il diritto alla salute in un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare.
Nel 1978, grazie anche alla determinazione e alla visione di una grande donna come Tina Anselmi, nasceva il Servizio Sanitario Nazionale: una conquista di civiltà fondata su un principio irrinunciabile, quello dell’universalità delle cure. Un sistema che riconosce a ogni persona, indipendentemente dal reddito e dalla condizione sociale, il diritto di ricevere assistenza e di essere curata.
Oggi questo principio è sempre più a rischio. Le politiche del Governo Meloni stanno indebolendo il servizio sanitario pubblico, senza dare risposte adeguate alle difficoltà che cittadini, lavoratrici e lavoratori della sanità affrontano ogni giorno.
La carenza di personale, le difficoltà nel garantire nuove assunzioni, i reparti in sofferenza, la chiusura di presidi sanitari, consultori e punti nascita, insieme alle liste d’attesa interminabili, raccontano una crisi che non può essere affrontata con interventi insufficienti o soluzioni temporanee. A tutto questo si aggiunge il rischio di un progressivo spostamento di risorse verso la sanità privata, mentre sempre più persone sono costrette a rinunciare alle cure o a sostenere spese che non possono permettersi.
Non possiamo accettare che la possibilità di fare una visita, un esame diagnostico o un intervento dipenda dalle disponibilità economiche di ciascuno. Quando una persona è costretta a rinunciare a curarsi perché non può pagare, non siamo di fronte soltanto a un problema organizzativo: siamo davanti a una ferita al principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione.
Per questo non possiamo limitarci ad aspettare che la situazione migliori da sola. Servono investimenti strutturali, assunzioni, valorizzazione del personale sanitario, potenziamento della medicina territoriale e dei consultori, riduzione concreta delle liste d’attesa e una strategia che metta al centro i bisogni delle persone, non le logiche di mercato.
Anche nel Lazio è necessario difendere e rafforzare la sanità pubblica, garantendo servizi accessibili, presidi di prossimità e risposte adeguate a tutte le comunità, comprese quelle più fragili e lontane dai grandi centri ospedalieri.
La salute non è un favore concesso da chi governa. È un diritto costituzionale che le istituzioni hanno il dovere di garantire. E la sanità pubblica non è un costo da ridurre indiscriminatamente, ma un investimento nella dignità delle persone e nella coesione sociale.
Io sto dalla parte di chi chiede di essere curato senza dover scegliere tra la propria salute e il proprio reddito.
Non possiamo rassegnarci alle liste d’attesa, alle disuguaglianze e alla rinuncia alle cure come se fossero inevitabili. Non possiamo accettare che il diritto alla salute venga progressivamente subordinato alla capacità di spesa.
La sanità pubblica appartiene a tutte e a tutti. Difenderla significa difendere la Costituzione, l’uguaglianza e l’idea stessa di una società giusta. È una battaglia che dobbiamo portare avanti insieme, con determinazione, prima che le disuguaglianze diventino ancora più profonde e difficili da colmare.


