Equo compenso salvo e potenziato: tutelate anche le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata accreditata

L’equo compenso è salvo e potenziato. Con l’approvazione dell’emendamento che salvaguarda l’articolo 5 della prima legge regionale sull’equo compenso — di cui sono stata prima firmataria nel 2019 — ne viene confermata l’applicazione a tutte le lavoratrici e i lavoratori del sistema sanitario del privato accreditato e socio-sanitario del Lazio.
Grazie alle modifiche approvate ieri in aula alla Pisana, la misura viene inoltre attualizzata e potenziata con la rimozione di quelle clausole e di quei limiti che nel 2019, all’epoca dell’introduzione della norma, eravamo stati costretti a inserire a causa del commissariamento della sanità regionale.
Aver impedito la cancellazione dell’articolo 5 ha significato salvaguardare un pilastro insostituibile per la nostra regione. Il Lazio, infatti, presenta una struttura sanitaria del tutto peculiare rispetto ad altre realtà italiane: il settore privato accreditato assorbe oltre il 51% dei posti letto complessivi e gestisce una quota pari o superiore al 50% dell’intera spesa sanitaria regionale. Non parliamo affatto di una realtà marginale.
La norma statale recepita nel testo approvato in aula si applicava sì ai privati, ma prevedeva una soglia di esclusione fortemente impattante: escludeva dall’equo compenso le realtà con meno di 50 dipendenti o con ricavi inferiori a 10 milioni di euro nell’anno precedente. Un criterio che avrebbe tolto ogni tutela a migliaia di professionisti — per la stragrande maggioranza giovani — che prestano servizio nelle strutture private convenzionate di piccole e medie dimensioni.
Abbiamo scongiurato il rischio di favorire un umiliante “caporalato intellettuale” per le lavoratrici e i lavoratori del Lazio, riaffermando con forza la dignità del lavoro e della professione.

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La Repubblica