Dove sono i consultori nelle Case della Comunità? La Regione non può rispondere con numeri generici

In quante delle nuove strutture sanitarie finanziate dal PNRR troveremo davvero servizi dedicati alle donne, ai minori e alle famiglie?

È questa la domanda che ho posto in Aula alla Pisana con un’interrogazione a risposta immediata. Una domanda semplice, concreta, verificabile. Non ho chiesto una formula generica sulla sanità territoriale. Ho chiesto in quante e quali delle 122 Case della Comunità in corso di realizzazione nel Lazio sia stata prevista la presenza dei servizi consultoriali e se questi servizi saranno aggiuntivi rispetto ai consultori già esistenti o se, invece, rischiano di sostituirli.

Il punto è enorme. Nel Lazio abbiamo 135 consultori familiari per oltre cinque milioni e mezzo di residenti. Significa, nei fatti, circa un presidio ogni 40mila abitanti, mentre lo standard indicato dalla normativa nazionale è di un consultorio ogni 20mila abitanti. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità, nella sua indagine regionale, ha rilevato per il Lazio 44.058 residenti per sede consultoriale, più del doppio rispetto al gold standard di 20mila abitanti.

Questa carenza non è un dettaglio tecnico. È una ferita nella vita quotidiana delle persone.

I consultori sono servizi pubblici, gratuiti, ad accesso diretto, rivolti alla tutela della salute della donna, della gravidanza, del feto, della coppia, della famiglia, dell’età evolutiva e degli adolescenti. La Regione Lazio li definisce servizi sociosanitari di base del Servizio sanitario regionale.

Parliamo quindi di contraccezione, gravidanza, prevenzione, salute sessuale, interruzione volontaria di gravidanza, sostegno alla genitorialità, adolescenza, violenza, educazione affettiva, accompagnamento psicologico e sociale. Parliamo di salute pubblica. Parliamo di diritti.

Per questo le 122 Case della Comunità finanziate con il PNRR rappresentano una possibilità enorme. Ma solo se vengono riempite di servizi veri. La Regione Lazio ha indicato che queste strutture dovrebbero offrire assistenza di prossimità, presenza medica e infermieristica, cure primarie e servizi integrati territoriali.

Ma la domanda resta: dove saranno i consultori?

La Regione non può limitarsi a fotografare l’esistente. Non basta dire che i consultori già ci sono, se sono troppo pochi, distribuiti in modo disomogeneo e spesso sotto organico. Serve una scelta politica: decidere dove potenziare la rete, con quali professionisti, con quali orari, con quali percorsi, con quali risorse.

Una Casa della Comunità senza servizi per donne, minori e famiglie rischia di diventare una scatola nuova con dentro vecchie carenze.

Io continuerò a monitorare. Perché la medicina del territorio non si costruisce con i rendering, ma con i servizi aperti, accessibili e riconoscibili dalle persone.