Salute delle donne, aperto un percorso permanente di confronto e proposta per una sanità più equa nel Lazio

La salute delle donne non è un tema settoriale né un lusso riservato a poche. È la struttura su cui si regge l’intero sistema sanitario e sociale. Per questo ho avuto l’onore di coordinare il tavolo sulla Salute delle Donne nell’ambito della grande iniziativa sulla sanità promossa dal Partito Democratico del Lazio.
Non si è trattato di un semplice momento di confronto, ma dell’avvio di un percorso stabile di approfondimento e proposta, fondato sui dati scientifici e orientato a costruire politiche regionali più giuste, efficaci e vicine ai bisogni reali delle persone.
Il tavolo che abbiamo aperto è probabilmente il più trasversale tra quelli attivati. Parlare di salute femminile significa infatti affrontare temi che attraversano l’intero sistema di welfare: dall’equità nell’accesso ai servizi pubblici ai diritti riproduttivi, dalla salute mentale alla medicina di genere, fino al contrasto della violenza contro le donne.
I numeri raccontano una realtà che non può essere ignorata. Le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma trascorrono meno anni in buona salute. Sono la maggioranza tra i caregiver familiari, spesso invisibili e non riconosciuti, e risultano tra le categorie maggiormente esposte alla povertà sanitaria e alle condizioni di fragilità sociale.
Nel Lazio queste criticità si intrecciano con profonde disuguaglianze territoriali, con il progressivo indebolimento dei consultori, con il crescente disagio psicologico tra le giovani generazioni e con un accesso ancora troppo diseguale alla contraccezione e alla procreazione medicalmente assistita.
In questi tre anni di opposizione al centrodestra in Consiglio regionale abbiamo denunciato e contrastato una visione che considero profondamente regressiva rispetto ai diritti delle donne. Una deriva che si manifesta attraverso tre tendenze preoccupanti: meno pubblico e più privato, con il rischio che la qualità delle cure dipenda dalle possibilità economiche; meno diritti e più carichi familiari scaricati sulle donne; meno autonomia e più paternalismo nelle scelte che riguardano il corpo e la vita delle persone.
Per questo è necessario cambiare prospettiva. La salute delle donne non può essere considerata un semplice target di politiche specifiche, ma deve diventare un asse strutturale della programmazione sanitaria regionale.
Il lavoro che abbiamo avviato non si fermerà all’analisi. L’obiettivo è costruire e presentare nei prossimi dodici mesi proposte concrete, realizzabili e immediatamente cantierabili.
Le parole chiave che guideranno il nostro percorso sono tre: arrivare prima, attraverso la prevenzione; stare più vicino, rafforzando la sanità territoriale; misurare meglio, utilizzando dati e indicatori di genere per orientare le politiche pubbliche.
Vogliamo costruire un Lazio in cui la salute delle donne non dipenda più dal reddito, dal CAP di residenza, dall’età o dalla condizione sociale. Un Lazio più giusto, più inclusivo e più attento ai bisogni di tutte e tutti.
Ringrazio le tante professioniste, gli esperti, le associazioni e tutte le persone che hanno contribuito al confronto. Abbiamo tracciato una rotta chiara. Ora è il momento di trasformare le idee in azioni concrete.








