Sanità, mia interrogazione su Case della Comunità e Consultori: “La Regione chiarisca la programmazione”


Ho presentato un quesito a risposta immediata al Presidente Aurigemma: voglio sapere quante delle 122 strutture PNRR ospiteranno i servizi consultoriali. Nel Lazio c’è un grave deficit da colmare.
ROMA – Quale sarà il futuro della sanità territoriale nel Lazio? E, soprattutto, che fine faranno i consultori familiari all’interno delle nuove Case della Comunità finanziate con i fondi del PNRR? Per avere risposte chiare e precise su questi temi, ho presentato un’interrogazione a risposta immediata indirizzata al Presidente del Consiglio regionale, Antonio Aurigemma, e al Presidente della Regione con delega alla tutela della salute.
Il mio obiettivo è accendere i riflettori su una programmazione che rischia di lasciare scoperte le fasce più fragili, chiedendo trasparenza sui servizi che verranno effettivamente dedicati alla tutela della donna, della coppia, della famiglia e dei minori.
Il nodo del DM 77 e la “facoltatività” dei servizi
La mia preoccupazione nasce dalle linee guida del Decreto Ministeriale 77/2022. Se da un lato il decreto individua le Case della Comunità come il fulcro della nuova assistenza territoriale, dall’altro definisce come “facoltativa” la presenza delle attività consultoriali al loro interno, sia nelle strutture “Hub” che in quelle “Spoke”.
Si tratta di una scelta rischiosa per i nostri territori. Attualmente, infatti, nella Regione Lazio registriamo un grave deficit strutturale: i cittadini laziali possono contare su appena 135 Consultori familiari per oltre 5 milioni e mezzo di residenti. Significa avere un consultorio ogni 40.000 abitanti circa, ben lontano dallo standard previsto dalla legge n. 34/1996 e dal DM 77 stesso, che fissano la quota a un presidio ogni 20.000 abitanti.
Ritengo che la diffusione quanto più ampia possibile dei servizi consultoriali all’interno delle Case della Comunità – anche aggiuntivi rispetto a quelli già attivi – sia l’unica strada percorribile per colmare questo divario e avvicinare la nostra Regione agli standard nazionali.
Dalla Regione risposte parziali: serve chiarezza sul futuro
Questo mio nuovo atto ispettivo si è reso necessario dopo che la Giunta ha risposto in modo parziale a una mia precedente interrogazione scritta (la n. 240 del novembre 2025). Nella nota di risposta dello scorso 8 maggio, la Presidenza si è limitata a riportare i dati di un Report semestrale Agenas, evidenziando che al 31 dicembre 2025 risultavano attività consultoriali attive in 44 delle 89 Case della Comunità già tracciate.
Ma questo non basta. Non avevo chiesto una fotografia dell’esistente, bensì una visione strategica: voglio sapere cosa la Regione Lazio ha previsto a regime. È la Pisana a dover decidere dove e come rendere disponibili i servizi del proprio SSR, non l’Agenas.
Cosa chiedo formalmente alla Giunta?
Con questa nuova interrogazione chiedo formalmente al Presidente della Regione:
In quante e quali delle 122 Case della Comunità in corso di realizzazione con i fondi PNRR sia stata effettivamente prevista la presenza dei servizi consultoriali;
Se l’attivazione di tali servizi avverrà in sostituzione o in aggiunta rispetto ai 135 Consultori familiari attualmente operativi sul territorio laziale.
I cittadini hanno il diritto di sapere se la nuova sanità territoriale sarà davvero più vicina a loro o se stiamo assistendo a un semplice rimescolamento di sigle.

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