Medico gettonista da 35mila euro in un mese e 442 ore: il fallimento della programmazione sanitaria

Apprendo con grande preoccupazione la notizia di un medico gettonista ultrasettantenne che, presso l’ospedale di Frosinone, avrebbe percepito circa 35mila euro in un solo mese lavorando 442 ore. Non mi interessa trasformare una vicenda in un bersaglio personale: mi interessa guardare in faccia ciò che quel numero rappresenta.

Perché questo dato racconta molto più di un singolo caso. Racconta le criticità di un sistema sanitario che continua a reggersi su soluzioni precarie invece che su una programmazione seria, su assunzioni stabili e su un’organizzazione del lavoro che rispetti professionisti e pazienti.

Da anni porto in Consiglio regionale atti e ordini del giorno per chiedere alla Giunta Rocca di affrontare in modo strutturale il tema dei medici e degli infermieri a partita IVA, i cosiddetti “gettonisti”, spesso reclutati tramite cooperative per coprire carenze di personale negli ospedali. L’obiettivo non è mai stato ideologico: è concreto. Superare un modello che costa, frammenta e rende fragile la sanità pubblica, e rafforzare invece il Servizio sanitario regionale con personale stabile, assunto e valorizzato.

Proprio per questo avevo presentato un ordine del giorno con un impegno chiaro: predisporre entro luglio 2025 un piano per sostituire medici e infermieri a partita IVA i cui contratti – secondo le indicazioni del Ministero della Salute – non potranno più essere rinnovati. Parliamo di oltre mille professionisti che oggi, nel bene e nel male, garantiscono servizi essenziali. Se non programmi, il giorno dopo il sistema si spegne. E a pagare sono i cittadini, i reparti, i pronto soccorso.

La mia proposta chiedeva due cose semplici: un piano straordinario di assunzioni e maggiore trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. La maggioranza che sostiene la Giunta Rocca ha scelto di bocciare questa proposta. È una decisione grave, perché significa continuare a inseguire le emergenze con turni affidati a cooperative e contratti precari, invece di costruire una sanità che regga.

La sanità pubblica ha bisogno di stabilità, programmazione e rispetto per i professionisti che ogni giorno lavorano in prima linea, spesso con turni massacranti e senza certezze. E ha bisogno di rispetto per i cittadini, che non possono essere costretti a vivere la cura come una lotteria tra attese infinite e servizi che saltano.

Ancora oggi dalla Regione non sono arrivate risposte chiare. La Giunta Rocca si assuma le proprie responsabilità e dica con chiarezza quale futuro intende garantire alla sanità del Lazio e ai cittadini che ne hanno bisogno.

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