Rosaria e Donatella, 51 anni dopo: la memoria del Circeo deve tornare nelle scuole del Lazio

Ci sono date che non appartengono soltanto alla cronaca. Diventano ferite nella storia di un Paese e, proprio per questo, ci consegnano una responsabilità.

Nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975, a San Felice Circeo, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti furono sequestrate, violentate e torturate. Rosaria venne uccisa. Donatella, appena diciassettenne, riuscì a sopravvivere fingendosi morta e venne ritrovata nel bagagliaio dell’auto insieme al corpo dell’amica.  

A 51 anni da quella notte, scelgo ancora una volta di ricordare innanzitutto i loro nomi.

Rosaria Lopez. Donatella Colasanti.

Perché troppo spesso la memoria dei delitti finisce per consegnare più spazio ai carnefici che alle donne che hanno subito la violenza.

La storia di Donatella diventò anche parte di una battaglia molto più grande. Il processo, il movimento femminista e il lavoro di donne come l’avvocata Tina Lagostena Bassi contribuirono a cambiare profondamente la consapevolezza pubblica sulla violenza sessuale. Il cambiamento legislativo arrivò molti anni dopo: soltanto nel 1996, con la legge n. 66, la violenza sessuale venne ricollocata nel codice penale tra i delitti contro la persona, superando l’impostazione che la inseriva tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

Quella storia non può però essere soltanto ricordata. Deve essere insegnata.

È da questa convinzione che nasce il mio impegno per il Premio regionale “Donatella Colasanti e Rosaria Lopez”, destinato agli studenti e alle studentesse delle scuole superiori del Lazio per lavorare sulla violenza di genere, sul rispetto, sulla parità e sulla cultura del consenso.

Oggi chiediamo che quel percorso torni pienamente a vivere nelle nostre scuole.

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