Peste suina, nuovi casi nel Lazio: la Regione intervenga subito e non lasci soli i sindaci

La Peste Suina Africana è tornata nel Lazio e questa volta non possiamo permetterci ritardi, sottovalutazioni o scarichi di responsabilità.
A Riano, nel territorio della ASL Roma 4, è stata confermata la positività alla PSA di un cinghiale rinvenuto morto. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ha comunicato l’attivazione delle procedure di sorveglianza e controllo e la definizione della nuova Zona Infetta. Il Comune di Riano ha successivamente riferito della conferma di altri due casi nel corso dell’ultimo fine settimana.
Per questo ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale chiedendo alla Giunta Rocca di intervenire immediatamente e di fornire risposte ai sindaci dei territori coinvolti.
Chiedo in particolare quattro azioni urgenti: la delimitazione della zona infetta e della zona di attenzione nel territorio della ASL Roma 4; l’adozione di un’ordinanza contingibile e urgente con le misure necessarie; un coordinamento operativo tra ASL, Enti parco, forze di polizia e Comuni; infine, il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica attraverso ricerca attiva delle carcasse, segnaletica, misure di biosicurezza e tutte le azioni necessarie a impedire la diffusione del virus.
Non si tratta di creare allarmismo. La PSA non si trasmette all’uomo e non rappresenta un pericolo per la salute delle persone, come hanno chiarito anche le autorità locali. È però una malattia altamente rilevante per suini domestici e selvatici e la sua diffusione può avere conseguenze pesantissime sugli allevamenti e sull’intera filiera suinicola.
È proprio per questo che bisogna intervenire prima, non dopo.
La Regione deve stare accanto ai sindaci, mettere in sicurezza le aree interessate e tutelare le attività economiche e produttive coinvolte. Aspettare che il problema si allarghi significherebbe trasformare un’emergenza circoscritta in una crisi molto più difficile da governare.
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