Non autosufficienza, famiglie costrette ad anticipare fino a 9mila euro: la Regione sblocchi subito i Buoni e non lasci soli i caregiver

Ci sono tragedie davanti alle quali le parole sembrano improvvisamente troppo piccole. In questi giorni non riesco a togliermi dalla testa l’immagine di quella famiglia, di quella bambina, fino a quel gesto estremo. Un dolore devastante che deve scuotere la nostra coscienza e obbligarci a guardare una realtà che troppo spesso preferiamo non vedere: la solitudine di chi ogni giorno si prende cura di una persona non autosufficiente.

Non voglio trasformare una tragedia in uno strumento di polemica politica. Voglio però che ci interroghi su cosa significhi vivere per anni con sulle spalle la responsabilità dell’assistenza di una persona cara, spesso senza pause, senza alternative e con sostegni pubblici che arrivano tardi.

È anche per questo che ho presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Regione Lazio e all’Assessore competente sulla situazione dei Buoni servizio per la non autosufficienza.

Ci sono famiglie che, per continuare a garantire l’assistenza ai propri cari, hanno dovuto anticipare di tasca propria tra gli 8.000 e i 9.000 euro e stanno ancora aspettando la liquidazione dei Buoni 2026.

Parliamo di risorse destinate proprio a chi sostiene quotidianamente il peso della non autosufficienza. La misura eFamily nasce infatti per finanziare servizi di assistenza rivolti alle persone non autosufficienti e sostenere chi ha particolari carichi di cura, anche permettendogli di mantenere o migliorare la propria condizione lavorativa.  

Una misura nata per alleggerire un peso non può trasformarsi, a causa dei ritardi e della burocrazia, in un peso ulteriore.

Per questo ho chiesto alla Regione tempi certi per i pagamenti, un intervento straordinario per sbloccare l’arretrato e risposte chiare alle famiglie che aspettano.

La vicinanza delle istituzioni non si misura soltanto con le parole pronunciate dopo una tragedia. Si misura prima, nella capacità di esserci quando una famiglia chiede aiuto.

Leggi qui l’interrogazione