Joanna, dalla memoria alla concretezza per i suoi cinque figli servono risposte subito

Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere, per provare a elaborare il dolore. Ma oggi quel dolore si è trasformato in rabbia. Una rabbia che non può e non deve tacere, soprattutto pensando ai cinque figli che Joanna ha lasciato.
L’altra mattina, a Colleferro, l’aria era pesante, spezzata da una sofferenza che si sentiva sulla pelle. Ci siamo stretti gli uni agli altri per dare l’ultimo saluto a Joanna, circondati dal calore di una comunità ferita e dalla presenza silenziosa e commossa di tante amministratrici e tanti amministratori.
Quando però i riflettori si spengono e la folla si disperde, resta il dolore. E resta una domanda che non possiamo eludere: cosa facciamo, concretamente, per chi rimane?
Pensare al futuro dei cinque figli di Joanna senza la loro madre stringe il cuore. Ed è proprio per loro che non possiamo limitarci al cordoglio di circostanza per poi voltare pagina.
Trovo francamente inaccettabile che al funerale non fosse presente alcun rappresentante della Giunta della Regione Lazio. Le istituzioni non possono scomparire nei momenti più difficili. Non possono permettersi di mancare proprio quando è necessario dimostrare vicinanza, responsabilità e presenza, al fianco dei ragazzi e di una comunità intera che sta vivendo un lutto così doloroso.
Ma la vicinanza delle istituzioni non può fermarsi alla presenza a una cerimonia. Deve tradursi in azioni concrete e tempestive.
Chi sopravvive a un dolore simile non ha bisogno di una burocrazia che rallenta tutto. Non servono procedure estenuanti, avvisi che arrivano troppo tardi o bandi che costringono ad aspettare chi, invece, ha bisogno di sostegno subito.
Serve un’azione immediata, concreta e soprattutto umana.
Ho deciso di trasformare la rabbia in un impegno istituzionale concreto, presentando due interrogazioni regionali al Presidente Francesco Rocca e alla sua Giunta, per chiedere risposte e interventi immediati a sostegno dei cinque figli di Joanna.
In Consiglio regionale sono riuscita a rendere finalmente strutturale il “Fondo per gli orfani di femminicidio”, attraverso un emendamento al bilancio a mia firma. Oggi, però, non basta aver stanziato delle risorse: quei soldi devono arrivare alle persone che ne hanno bisogno.
Non permetterò che rimangano congelati nelle carte della Regione mentre la vita di questi ragazzi va avanti e mentre devono affrontare un vuoto che nessuna risorsa potrà mai colmare.
Per questo chiedo alla Giunta di intervenire senza aspettare i tempi della burocrazia e dei prossimi bandi. Di fronte a una tragedia simile, il tempo non è una variabile amministrativa: è una responsabilità politica.
Cinque figli stanno affrontando oggi un vuoto incolmabile. La maggioranza che guida la Regione Lazio ha mancato di rispetto con la propria assenza, ma non possiamo permettere che manchi anche ai propri doveri istituzionali.
Io continuerò a fare la mia parte, dentro le istituzioni, perché il sostegno agli orfani di femminicidio non resti una promessa sulla carta, ma diventi un aiuto reale, concreto e immediato.
Dalla memoria alla concretezza.
Per Joanna. Per i suoi cinque figli. Per chi resta.
Servono risposte e fatti, subito.


