Premio Donatella Colasanti e Rosaria Lopez: la memoria non può restare chiusa in un cassetto

Il 29 luglio non è una data qualsiasi. È il giorno in cui, nel 1976, la Corte d’Assise di Latina pronunciò la sentenza che condannò all’ergastolo i responsabili del massacro del Circeo. Una pagina drammatica della nostra storia che segnò anche un passaggio fondamentale nella battaglia per i diritti delle donne.

Grazie al coraggio di Donatella Colasanti, all’impegno dell’avvocata Tina Lagostena Bassi e alla forza del movimento femminista, prese forma una nuova consapevolezza: la violenza sessuale non è una questione privata né un’offesa all’onore, ma un crimine contro la persona. Un principio che sarebbe stato riconosciuto pienamente solo vent’anni dopo con la riforma della legge.

Ricordare quella data significa assumersi una responsabilità verso il presente. Per questo considero grave ciò che sta accadendo in Regione Lazio.

Nella scorsa legislatura avevamo istituito il Premio Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, pensato per entrare nelle scuole del Lazio e promuovere percorsi di educazione al rispetto, al consenso e al contrasto della violenza di genere. Un’iniziativa concreta, nata con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni e costruire una cultura fondata sull’uguaglianza e sulla dignità della persona.

Oggi, però, quel progetto è fermo. Le risorse risultano stanziate, ma il Premio non viene attuato. Ritengo inaccettabile che un’iniziativa così importante resti bloccata, impedendo alle scuole e agli studenti di partecipare a un percorso di sensibilizzazione che avrebbe un valore educativo fondamentale.

La prevenzione della violenza di genere non può ridursi a un impegno dichiarato sulla carta. Richiede scelte politiche coerenti, azioni concrete e la volontà di investire davvero nell’educazione delle ragazze e dei ragazzi.

Per questo rivolgo un appello al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: che il Premio Donatella Colasanti e Rosaria Lopez venga sbloccato e reso operativo al più presto. La memoria di Donatella e Rosaria merita di trasformarsi in un impegno vivo, capace di entrare nelle scuole e contribuire a formare una cultura del rispetto.

Il modo migliore per onorare chi ha subito quella violenza è fare in modo che le nuove generazioni abbiano gli strumenti per riconoscerla, prevenirla e contrastarla. Su questo non possiamo permetterci ritardi.