Buoni asili nido nel caos: la Regione scarica i costi sulle strutture e mette a rischio il diritto all’educazione

L’educazione dei più piccoli non può essere ostaggio della burocrazia.

Per questo torno a denunciare il caos creato dalla Regione Lazio nella gestione dei buoni per gli asili nido relativi all’anno educativo 2026-2027. Una situazione che avevo già segnalato con un’interrogazione in Consiglio regionale, rimasta però senza risposte concrete.

Il problema nasce dall’impostazione del nuovo avviso pubblico, che impone alle strutture private e convenzionate di anticipare integralmente il costo delle rette, per poi attendere il rimborso regionale solo al termine di una lunga procedura amministrativa.

In pratica, la Regione scarica sulle strutture un onere finanziario che dovrebbe essere pubblico.

Molti gestori, soprattutto quelli più piccoli, non dispongono della liquidità necessaria per anticipare mesi di rette. Il rischio è evidente: mettere in difficoltà gli operatori del settore, limitare l’adesione al bando e creare inevitabili ripercussioni sulle famiglie.

Chi pagherà il prezzo più alto saranno proprio i bambini e le bambine.

Quando un servizio educativo diventa economicamente insostenibile per chi lo eroga, il diritto all’accesso rischia di trasformarsi in un privilegio riservato a chi può permetterselo.

Questo meccanismo contraddice anche lo spirito della legge regionale sul sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, che punta a rafforzare la rete dei servizi educativi e a garantire pari opportunità fin dalla prima infanzia.

L’educazione nei primi anni di vita non è un servizio accessorio. È uno dei principali strumenti per ridurre le disuguaglianze, favorire l’occupazione femminile e sostenere la crescita delle bambine e dei bambini.

Per questo la Regione deve correggere immediatamente il bando e costruire un sistema che funzioni davvero, senza trasferire sulle strutture e sulle famiglie il costo delle proprie inefficienze.