Ragazzo disabile ustionato sul treno Roma-Viterbo: non basta indignarsi, bisogna prevenire

Quanto accaduto sul treno Roma-Viterbo è gravissimo.
Un ragazzo di 17 anni, affetto da una grave disabilità, è rimasto ustionato dopo una fiammata provocata a bordo del convoglio. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni coetanei avrebbero maneggiato gel igienizzante e un accendino. Gli investigatori stanno verificando se si sia trattato di uno “scherzo” degenerato o di un vero e proprio atto di bullismo. Il giovane è stato soccorso e trasportato all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove è stato medicato e dimesso con una prognosi di 20 giorni.
Voglio esprimere tutta la mia vicinanza al ragazzo e alla sua famiglia. Davanti a fatti di questo tipo, la prima cosa da fare è pretendere verità. Le autorità competenti devono fare piena luce sull’accaduto, accertare le responsabilità e chiarire se dietro questo episodio ci sia stata una dinamica di bullismo o di prevaricazione ai danni di un ragazzo più fragile.
Uso volutamente prudenza sulle responsabilità individuali, perché saranno gli inquirenti ad accertare i fatti. Ma politicamente e socialmente una cosa è già evidente: non possiamo liquidare tutto come una bravata.
Quando un ragazzo disabile viene ustionato su un treno, quando un gesto potenzialmente devastante avviene sotto gli occhi di altri coetanei, quando solo l’intervento di un operatore di Trenitalia e di un poliziotto fuori servizio evita conseguenze ancora più gravi, siamo davanti a un fallimento collettivo che deve interrogarci tutti.
La violenza contro le persone fragili non nasce dal nulla. Cresce dove mancano educazione al rispetto, prevenzione, ascolto, presenza adulta, cultura dell’inclusione. Cresce quando la disabilità viene vista come debolezza, quando la diversità diventa bersaglio, quando il gruppo si trasforma in branco.
Per questo non basta indignarsi per ventiquattro ore.
Servono misure concrete: percorsi seri contro il bullismo e il cyberbullismo nelle scuole, educazione all’empatia, sostegno psicologico, formazione del personale scolastico e maggiore attenzione nei luoghi attraversati ogni giorno da studenti pendolari, come treni e stazioni.
La tutela dei ragazzi e delle ragazze con disabilità non può dipendere dal caso, dalla fortuna o dall’intervento provvidenziale di chi si trova nel posto giusto al momento giusto. Deve essere un dovere delle istituzioni.
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