PMA per tutte: la possibilità di diventare madri non può dipendere dalla legge sbagliata o dal conto in banca

La possibilità di diventare genitori non può dipendere dallo stato civile, dall’orientamento sessuale o dalla disponibilità economica.
Per questo sostengo la raccolta firme promossa dall’Associazione Luca Coscioni per la proposta di legge di iniziativa popolare “PMA per tutte”, che chiede di modificare l’articolo 5 della Legge 40/2004 e consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dalla normativa italiana.
Oggi, infatti, la legge consente l’accesso alla PMA soltanto a coppie maggiorenni, di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. È un impianto che esclude per legge le donne single e le coppie di donne, producendo una doppia discriminazione: giuridica ed economica. Chi può permetterselo va all’estero. Chi non può permetterselo resta esclusa.
Questa non è una questione astratta. È una questione di libertà, uguaglianza e diritto alla salute.
In questi anni mi sono battuta perché anche nel Lazio il desiderio di maternità e la tutela della fertilità non fossero privilegi riservati a chi ha più risorse. Abbiamo ottenuto l’innalzamento da 43 a 46 anni dell’età massima per accedere alla PMA eterologa con donazione di gameti femminili a carico del Servizio sanitario regionale.
Ho continuato a sollecitare la Regione affinché quella misura fosse davvero applicata e ho depositato una proposta di legge regionale per la prevenzione dell’infertilità e la preservazione della fertilità femminile, prevedendo informazione, monitoraggio della riserva ovarica e strumenti di sostegno economico per rendere il social freezing accessibile anche a chi non può permetterselo.
Per questo considero “PMA per tutte” un passo importante dentro una battaglia più ampia: costruire un sistema sanitario che non giudichi i progetti di vita delle persone, ma li accompagni con competenza, sicurezza e pari dignità.
Nessuna donna dovrebbe essere costretta a rinunciare alla maternità o a partire per l’estero soltanto perché la legge italiana non riconosce la sua famiglia.
La politica deve smettere di decidere quali famiglie siano degne di essere sostenute. Deve garantire diritti, rimuovere gli ostacoli economici e assicurare a tutte e tutti pari accesso alle cure.
La libertà di scegliere il proprio futuro non può essere un privilegio.

