Diritto allo studio, sette mesi di ritardo sono una condanna per migliaia di studenti

Il diritto allo studio non può essere trattato come una pratica da sistemare quando la Giunta trova il tempo. Una borsa di studio che arriva dopo mesi non è un aiuto: è una toppa tardiva su una ferita già aperta.
In questi mesi migliaia di studentesse e studenti del Lazio sono rimasti sospesi. Molti hanno dovuto anticipare spese pesanti, soprattutto per l’affitto, mentre aspettavano risorse che spettavano loro per diritto. Il caso è arrivato anche sulla stampa nazionale e locale: il 2 aprile 2026 Repubblica Roma ha parlato di “migliaia di studenti senza fondi” e di ragazzi “costretti ad anticipare le spese”, riportando lo scontro tra associazioni studentesche e Lazio DiSCo.
La Regione Lazio ha poi annunciato il 28 aprile 2026 lo scorrimento finale della graduatoria: ulteriori 6.415 studenti idonei sono stati dichiarati vincitori, portando il totale delle borse a oltre 38.785, con uno stanziamento complessivo superiore a 201 milioni di euro.
Bene che alla fine le risorse siano arrivate. Ma il punto politico resta tutto: per sette mesi troppe persone sono rimaste nel limbo. E chi vive con un ISEE basso non può aspettare aprile o maggio per pagare un affitto, comprare libri, sostenere le spese universitarie, restare nella città in cui studia.
Non giriamoci intorno: un diritto garantito in ritardo diventa, nei fatti, un diritto negato.
Sostengo con forza la battaglia delle associazioni studentesche che hanno portato la loro voce in Commissione. Hanno fatto quello che la politica dovrebbe ascoltare sempre: hanno raccontato la realtà senza filtri. Hanno spiegato cosa significa essere idonei, avere diritto a una borsa, ma non sapere quando arriverà. Hanno dato un volto a una parola burocratica terribile: “idonei non beneficiari”.
Per il prossimo anno accademico 2026/2027 servono due impegni netti.
Il primo: la prima rata deve arrivare entro metà novembre. Non a primavera. Non quando le famiglie hanno già anticipato tutto. Non quando qualcuno ha già rinunciato a studiare fuori sede.
Il secondo: le graduatorie devono essere esaurite entro dicembre. La Regione deve programmare prima, trovare le risorse prima, assumersi la responsabilità prima. Non dopo le proteste, non dopo gli articoli, non dopo le audizioni.
L’istruzione è l’unico vero ascensore sociale che abbiamo. Se diventa un privilegio per chi ha già soldi in banca, abbiamo fallito come istituzioni.
Rocca batta un colpo. Noi continueremo a monitorare.






