Sanità nel Lazio: “Basta mattoni, servono professionisti”. Il punto sulla riforma territoriale a Monterotondo Scalo

Si è tenuto giovedì 30 aprile, presso il Centro dei Diritti del Cittadino di via Nomentana, l’incontro promosso dalla CGIL dedicato al futuro della sanità territoriale nel Lazio. Al centro del dibattito, l’attuazione del DM 77/2022 e la sfida del PNRR, con un’analisi puntuale delle criticità che rischiano di trasformare una riforma storica in un’occasione mancata.

Il piano è ambizioso: spostare il baricentro della cura dall’ospedale alla prossimità. Nel Lazio sono previste 122 Case della Comunità, 59 Centrali Operative Territoriali (COT) e 35 Ospedali di Comunità. Tuttavia, a fronte di una progettazione avanzata, emergono elementi di forte preoccupazione.

Nonostante circa il 90% dei fondi PNRR sia stato impegnato, solo il 22% risulta effettivamente speso. Il rischio evidenziato durante l’incontro è che, entro la fine del 2026, la Regione possa ritrovarsi con strutture moderne ma prive di servizi attivi. “Le mura corrono più del personale e dell’organizzazione”: senza un piano straordinario di assunzioni, le Case della Comunità rischiano di restare “scatole semivuote”.

Uno dei temi centrali ha riguardato la carenza di personale infermieristico, figura essenziale per l’assistenza domiciliare e territoriale. È stata evidenziata la gestione critica delle graduatorie regionali:

  • Graduatorie in scadenza, come quella della ASL Roma 2, che rischia di non essere completamente utilizzata nonostante il fabbisogno elevato di personale;
  • Le scelte della Giunta Rocca, giudicate inadeguate, con il ricorso a protocolli per il reclutamento di infermieri dall’estero (come l’accordo con il Cile) prima di aver esaurito le graduatorie esistenti e stabilizzato il personale precario.

Ampio spazio è stato dedicato alla medicina generale. Il modello attuale, fondato sulla convenzione individuale, mostra limiti evidenti di fronte all’aumento dei pensionamenti e alla diffusione delle “zone carenti”, soprattutto nelle aree periferiche e interne.

In merito alla cosiddetta riforma Schillaci, la posizione emersa è chiara: l’ipotesi del “doppio canale” rappresenta un passo avanti, ma non è sufficiente. Per rendere la professione più attrattiva è necessario trasformare la formazione in una vera specializzazione universitaria e garantire ai medici un supporto strutturato, amministrativo e infermieristico, all’interno delle Case della Comunità.

Per evitare che il DM 77 resti solo un progetto sulla carta, sono state avanzate alcune proposte operative:

  1. Piano straordinario di assunzioni, con scorrimento completo delle graduatorie e stabilizzazione del personale;
  2. Cronoprogramma pubblico, con trasparenza sullo stato di avanzamento dei lavori e sull’attivazione dei servizi, ASL per ASL;
  3. Rafforzamento della medicina generale, con incentivi per le aree disagiate e piena integrazione nei team multiprofessionali;
  4. Integrazione socio-sanitaria, attraverso il coinvolgimento strutturale dei Comuni;
  5. Sicurezza sul lavoro, con standard adeguati per la tutela degli operatori e una valorizzazione economica del lavoro territoriale.

Senza un investimento concreto sulle persone e senza un reale coinvolgimento delle rappresentanze sociali, il rischio è che il PNRR si traduca in un’operazione edilizia e non in una riforma dei diritti. La sfida emersa da Monterotondo Scalo è chiara: costruire una sanità di prossimità, capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e di restituire centralità e dignità a chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute nel Lazio.