Stop a poltrone e forzature: questa volta li abbiamo fermati davvero

Questa volta li abbiamo fermati.
In appena 48 ore la destra in Regione Lazio è stata costretta a fare marcia indietro su due operazioni che dicevano molto delle sue vere priorità. Mentre famiglie e imprese fanno i conti ogni giorno con il caro carburanti, l’aumento dei beni di prima necessità e una pressione sociale sempre più pesante, loro provavano ad apparecchiare la tavola per i soliti noti.
Il primo stop riguarda il tentativo di aumentare i componenti del consiglio di amministrazione dell’ATER di Roma da tre a cinque. In un ente che ha già una situazione debitoria grave, la priorità della destra non era risanare, non era migliorare i servizi, non era dare risposte agli inquilini. Era aggiungere altre poltrone. Un’operazione inaccettabile, che siamo riusciti a bloccare.
Il secondo caso è ancora più grave, perché tocca direttamente il funzionamento delle istituzioni e la qualità dei servizi pubblici. Dopo mesi di inattività, la I Commissione è stata convocata all’improvviso per discutere una delibera che avrebbe abbassato i requisiti per i direttori delle ASP. Tradotto: volevano cambiare le regole per consentire a figure meno qualificate di guidare enti delicatissimi, come il Sant’Alessio, che hanno a che fare con persone con disabilità e con servizi fondamentali. Dopo aver già alzato gli stipendi, volevano abbassare l’asticella del merito.
Abbiamo denunciato tutto pubblicamente. E il risultato è stato immediato: Commissione annullata d’urgenza.
Questo dimostra una cosa molto chiara. Il problema non è procedurale, è politico. La destra usa le istituzioni come un interruttore: accelera quando deve piazzare i propri uomini, spegne tutto quando le nostre denunce rendono quelle scelte indifendibili davanti ai cittadini.
Ma le istituzioni non sono un comodato d’uso della maggioranza. Il Consiglio regionale non è una stanza da aprire o chiudere a piacimento. Le Commissioni non sono proprietà privata di chi governa.
Per questo continuiamo a chiedere trasparenza. La delibera sulle ASP va ritirata. E se qualcuno pensa di andare avanti comunque, allora ci sia almeno un confronto pubblico vero, con audizioni, stakeholder e piena assunzione di responsabilità politica.
Noi non permetteremo colpi di mano sui servizi pubblici essenziali. La nostra vigilanza non si fermerà. Perché il rispetto delle regole, della democrazia e delle istituzioni viene prima dei loro interessi di partito.


