Ad Ariccia abbiamo detto una cosa semplice: il benessere psicologico è politica

Smettiamola di chiamarlo “tempo libero”. Quello che troppo spesso manca alle ragazze e ai ragazzi non è qualche ora vuota da riempire, ma il tempo di esistere senza l’ansia costante di fallire, senza il peso della solitudine, senza la sensazione di vivere in città che non vedono, non ascoltano, non accolgono.

Ad Ariccia, insieme ai Giovani Democratici, abbiamo provato a ribaltare questa prospettiva. Abbiamo parlato di cosa significhi davvero crescere in un luogo che ti lascia solo, che non offre spazi, che non costruisce opportunità, che non considera il benessere psicologico una priorità. E abbiamo detto una cosa molto chiara: la solitudine giovanile non si cura con una pacca sulla spalla. Si cura con investimenti, diritti, servizi e comunità.

Per questo sostengo con convinzione la candidatura di Giorgia La Leggia. Perché ha scelto di mettere il benessere psicologico al centro della sua idea di amministrazione. Non come slogan, non come tema accessorio, ma come asse politico vero. Ed è una scelta che fa la differenza, perché una città che prende sul serio le emozioni, il disagio e la salute mentale dei suoi giovani è una città che sta costruendo futuro.

Non è un’utopia. È una proposta concreta. Ed è anche il senso del lavoro che abbiamo sostenuto attorno alla proposta di legge della consigliera Sara Battisti: trasformare il grido d’aiuto dei ragazzi in una garanzia pubblica, in un diritto esigibile, in un sistema di risposte reali.

Questo significa due cose molto semplici. Supporto psicologico accessibile a tutti, perché stare bene non può essere un lusso riservato a chi può permetterselo. E centri di aggregazione vivi, perché stare insieme, creare legami, avere spazi propri non è un dettaglio: è una delle prime risposte all’isolamento.

Ariccia può diventare davvero un modello. Una città che non ha paura delle emozioni, che non considera la fragilità una colpa, che non lascia i giovani soli davanti al proprio disagio, ma lo trasforma in forza collettiva e in responsabilità pubblica.

La politica, se vuole servire a qualcosa, deve fare questo: dare risposte concrete a bisogni reali. Il resto è rumore.