Nel Lazio le nascite crollano: ma la Giunta Rocca taglia proprio ciò che serve

Nel Lazio c’è un dato che dovrebbe togliere il sonno a chi governa: nel 2025 le nascite diminuiscono del -9,4% e il tasso di fecondità si ferma a 1,01 figli per donna.

Non è un dato temporaneo. Non è una flessione occasionale. È una crisi strutturale. E no, non è perché le donne “non vogliono figli”. È perché troppe donne non sono messe nelle condizioni di poterli avere senza pagare un prezzo altissimo in termini economici, lavorativi, personali.

Questa è la realtà: affitti fuori controllo, lavoro precario, servizi insufficienti. E questa realtà non cade dal cielo. Ha una responsabilità politica precisa.

Per questo trovo grave che, mentre la crisi peggiora, la Giunta di Francesco Rocca stia facendo esattamente l’opposto di ciò che servirebbe. Avevamo approvato una legge sulla parità salariale, introducendo anche strumenti concreti come il bonus nido. Avevamo costruito una riforma del sistema 0-6 anni per rafforzare i servizi educativi e accompagnare davvero le famiglie.

Oggi, invece, vediamo il contrario. Il bonus nido viene ristretto, con la soglia ISEE dimezzata da 60.000 a 30.000 euro, escludendo migliaia di famiglie. La riforma 0-6 viene messa in discussione invece di essere consolidata. La proposta sul congelamento degli ovuli resta ferma. E al posto di politiche strutturali si prova a mettere una legge bandiera sulla “famiglia”, come se bastasse una dichiarazione identitaria a risolvere un problema materiale.

Ma la realtà è un’altra. Le donne non hanno bisogno di slogan. Hanno bisogno di poter scegliere davvero.

Una donna è libera di avere figli solo se ha un lavoro stabile, un reddito adeguato, servizi per l’infanzia accessibili, autonomia abitativa. Senza queste condizioni, parlare di natalità è ipocrisia. Perché si tagliano gli strumenti che rendono possibile la libertà e poi ci si stupisce se quella libertà non si traduce in nuove nascite.

La verità è molto semplice: senza stabilità economica e senza servizi accessibili, la libertà di costruire una famiglia non esiste. Se non si può pagare un affitto, se il lavoro è precario, se il nido costa troppo o non c’è, avere figli diventa un lusso. E una società in cui avere figli è un lusso è una società che sta fallendo.

Serve un cambio di rotta netto. Servono lavoro stabile, servizi per l’infanzia accessibili, autonomia reale, diritti concreti. Non retorica. Non propaganda. Non leggi simboliche.

La crisi demografica non si affronta con le parole.
Si affronta costruendo condizioni reali di futuro.

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