Caro energia, il Lazio non può restare fermo: ho presentato una mozione urgente

Ho depositato il 17 marzo 2026 una mozione per chiedere iniziative urgenti contro gli effetti delle tensioni geopolitiche sul caro energia e sulla povertà energetica nel Lazio. L’ho fatto perché il quadro internazionale stava già producendo effetti pesanti sui mercati energetici e quindi sulle bollette di famiglie e imprese. Ma la verità è che, nel giro di appena due settimane, i dati contenuti nella mozione hanno già avuto bisogno di un aggiornamento, purtroppo in peggio.
I numeri parlano chiaro. Nella mozione ho ricordato che dall’inizio del conflitto i prezzi del gas erano saliti del 50% e quelli del petrolio del 27%, con un costo aggiuntivo per l’Unione europea stimato in circa 3 miliardi di euro in soli dieci giorni per le importazioni di combustibili fossili. Nei primi mesi del 2026 il gas sul mercato TTF oscillava già tra 45 e 60 euro/MWh, mentre nel Lazio le bollette avevano raggiunto nel 2025 un costo medio di 1.714 euro a famiglia.
Poi la situazione si è aggravata ancora. Nell’aggiornamento che accompagna la mozione si ricorda che, dopo i bombardamenti da parte dell’Iran, il Qatar ha dichiarato lo stato di forza maggiore sui contratti di fornitura di GNL verso l’Italia, interrompendo flussi pari a 7 miliardi di metri cubi, cioè circa l’11,3% del consumo nazionale. Il giorno precedente alla discussione il gas era arrivato a 54 euro, il 70% in più rispetto a un mese prima, mentre il Brent aveva superato i 104 dollari al barile, con un rialzo mensile vicino al 50%.
Il problema, però, non è solo il prezzo in sé. È l’impatto che questi rincari hanno sulla vita quotidiana e sul sistema produttivo. Le imprese laziali, soprattutto nel terziario, nel turismo, nella ristorazione e nel commercio, stanno registrando costi energetici a doppia cifra rispetto ai livelli pre-crisi, con effetti che rischiano di tradursi in perdita di competitività, ricorso alla cassa integrazione e peggioramento delle prospettive occupazionali. Sul versante delle famiglie, ARERA ha già confermato un peggioramento per i clienti vulnerabili, mentre le stime citate nei documenti parlano di una spesa annua tipo salita in pochi giorni da 2.593 a 2.796 euro, con un incremento del 15% rispetto al pre-guerra.
Per questo non basta commentare o aspettare. Ho chiesto alla Regione di fare subito la propria parte. Nella mozione propongo quattro impegni precisi: aprire con urgenza un confronto con il Governo per chiedere misure straordinarie di sostegno a famiglie e imprese, compresa la sterilizzazione degli oneri di sistema e il taglio delle accise; istituire un tavolo di crisi permanente con associazioni di categoria, sindacati, PMI e aziende laziali; riferire periodicamente al Consiglio regionale sull’evoluzione della crisi; sostenere le PMI con agevolazioni fiscali, credito agevolato, garanzie e contributi a fondo perduto per investimenti in efficienza energetica e rinnovabili.
Nell’aggiornamento ho scritto anche una cosa molto semplice: in una fase così delicata non possiamo perdere tempo dietro altro. Le famiglie sono preoccupate, il potere d’acquisto continua a essere eroso dall’inflazione energetica, e il rischio di una crisi sistemica è ormai davanti agli occhi di tutti. È adesso che serve una scelta politica seria. Io le proposte le ho messe nero su bianco. Adesso voglio sapere che cosa intende fare Francesco Rocca.


