Il consenso non è uno scambio politico

Oggi in Aula si è consumata l’ennesima speculazione politica sul corpo delle donne: un obolo che la destra utilizza per tamponare le proprie divisioni interne.
È accaduto prima a livello nazionale, con il tradimento – su pressione della Lega – dell’accordo tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein sul ddl Bongiorno. E lo abbiamo visto anche oggi in Regione Lazio, con il voto contrario della destra alla mozione che ho firmato insieme alla collega Marta Bonafoni per tutelare il consenso esplicito nella definizione dei reati di violenza sessuale.
Il contrasto alla violenza di genere richiede strumenti legislativi chiari, prevenzione, educazione al rispetto e un forte sostegno ai servizi territoriali, oggi ancora insufficienti. Indebolire il riferimento normativo al consenso esplicito significa compiere un ulteriore arretramento culturale e giuridico rispetto agli standard internazionali e ai principi della Convenzione di Istanbul.
È un passo indietro grave per i diritti delle donne, proprio mentre i dati e i drammatici fatti di cronaca imporrebbero una posizione dello Stato più netta e forte.
Per questo esprimo la mia vicinanza alle tante donne – e, mi auguro, anche a tanti uomini – che sabato 28 febbraio saranno in piazza a Roma per la manifestazione nazionale contro il ddl Bongiorno ‘Senza consenso è stupro’.
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