Non si governa dall’alto: trasporti nel Lazio, serve ascolto vero

Da giorni sto raccogliendo le istanze che arrivano dai territori sul trasporto pubblico locale. E non mi sono limitata a “prenderne atto”: ho avviato un’interlocuzione diretta con l’Assessore regionale ai Trasporti e con i vertici di Astral. Perché non si governa dall’alto: si governa ascoltando chi vive i problemi ogni giorno.
Quello che ci viene raccontato è sempre lo stesso film, solo con nomi e fermate diverse: corse cancellate senza preavviso, tratte modificate che spezzano la continuità del servizio, pendolari costretti a inventarsi soluzioni impossibili. E qui non stiamo parlando di statistiche: stiamo parlando di persone che devono andare a lavorare, studiare, curarsi, accompagnare figli e familiari. Quando salta un autobus o una tratta viene cambiata, non “salta un servizio”: salta una giornata di vita.
Il Presidente Rocca aveva promesso una Regione “casa dei sindaci”. Oggi, invece, vedo troppi territori costretti a bussare a una porta che resta chiusa, o che si apre solo per comunicazioni tardive e risposte vaghe. E allora lo dico con chiarezza: la politica serve a mettere le istituzioni al servizio delle comunità, non il contrario.
Per questo chiediamo che la Regione metta in campo scelte immediate e verificabili: ripristino delle corse essenziali, trasparenza sui tagli e sulle rimodulazioni, comunicazioni tempestive, e soprattutto un confronto stabile con i sindaci, perché sono loro che conoscono davvero i bisogni quotidiani dei cittadini.
Sanità e trasporti pubblici non sono un costo da tagliare. Sono diritti da garantire. E io continuerò a battermi perché il Lazio torni ad ascoltare i suoi territori. Perché chi governa non può voltarsi dall’altra parte.


