Pier Paolo Pasolini non era comodo

Pasolini non è un parco giochi

Pier Paolo Pasolini non era comodo. Non era addomesticabile. Non era spendibile.

Era scomodo perché guardava dove gli altri voltavano lo sguardo. Stava con gli ultimi, denunciava il potere, smascherava l’ipocrisia. Pagò per questo. Anche con la vita.

Parchi tematici? No, grazie

E oggi cosa fa la destra guidata da Rocca? Con un articolo infilato nella legge di stabilità propone di dedicargli dei “parchi tematici”.

Giostre. Intrattenimento. Marketing.

È così che pensano di ricordare un intellettuale che ha passato la vita a combattere la banalizzazione della cultura? Dopo averlo insultato, travisato, persino definito “fascista”, ora lo trasformano in un’attrazione.

Pasolini non è un brand.

Non è una mascotte. Non è Mickey Mouse.

La sua memoria non è una giostra. È pensiero critico. È conflitto. È verità detta quando fa male.

Per questo ci siamo opposti. E ieri quell’articolo è stato accantonato.

Continueremo a batterci per una legge di stabilità migliore per il Lazio, che rispetti la cultura, i territori e l’intelligenza delle persone.