Nel Lazio il potere resta agli uomini: questa è violenza istituzionale.

Sette donne.
Sette.
Nei ruoli decisivi di un’intera Regione.
Solo un incarico su cinque affidato a una donna.
E chi governa continua a scegliere patriarcato, esclusione, passato.
Non nominare le donne ai vertici non è un dettaglio: significa escluderle dal potere, dalle decisioni che contano, dalle opportunità di incidere davvero sul cambiamento.
Significa mandare un messaggio preciso: “Il potere è maschile, il ruolo femminile conta meno.”
Significa perpetuare disuguaglianza, stereotipi e discriminazioni istituzionali che, ancora oggi, frenano la parità reale.
Ringrazio il Corriere della Sera per aver pubblicato l’inchiesta che mette nero su bianco questa realtà.
Ma la notizia non è la pagina del giornale: la notizia è questa vergogna istituzionale.
Perché la violenza contro le donne non si combatte con i post commemorativi.
Si combatte con leggi rispettate, con nomine eque, con fondi veri per garantire autonomia economica e libertà.
Si combatte con istituzioni che danno l’esempio, non con chi continua a voltarsi dall’altra parte.
Per questo mi rivolgo direttamente alla Giunta Rocca:
•⁠ ⁠Ritirate la proposta di legge sulla famiglia, regressiva e misogina.
•⁠ ⁠Applicate la legge 7/2021 sulla parità di genere.
•⁠ ⁠Rispettate le norme sulle nomine.
•⁠ ⁠Finanziate misure concrete e strutturali per le donne.
Perché ignorare le leggi, cancellare ciò che di buono si è costruito, fingere che il problema non esista è violenza istituzionale.
E noi non la tolleriamo.
Nel Lazio non arretriamo di un millimetro.
Non oggi. Non mai.

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Corriere della Sera