Di lavoro si deve vivere e non morire.

E’ successo di nuovo.

Un volo di sei, sette metri e poi l’impatto al suolo. Un cedimento improvviso, come emerso in prima battuta, tanto inatteso da non lasciare il tempo ai due operai neppure di pensare.

Uno degli operai è morto sul colpo, l’altro è ricoverato d’urgenza e gravemente ferito.

E’ successo San Vittore del Lazio.

Esprimo le mie condoglianze.

La loro sofferenza è un richiamo urgente a tutti noi. I dati parlano chiaro: oltre 60 vittime sul lavoro nel Lazio da gennaio a luglio, una situazione inaccettabile che ci colloca in ‘zona arancione’.

Con un tasso di infortuni mortali superiore alla media nazionale, è evidente che le misure attuali non sono sufficienti. È un dramma che ci riguarda tutti e che richiede un’azione collettiva. Le Istituzioni, a tutti i livelli, devono rispondere con responsabilità e determinazione. È fondamentale rafforzare i controlli, investire nella sicurezza e adottare misure di prevenzione più incisive.

Ogni vita persa è una ferita profonda nella nostra società. Chi muore sul lavoro muore più volte, l’ultima quando ci si rende conto che la sua vita è stata spezzata invano. Il lavoro deve essere un’opportunità di vita, non un rischio mortale.

Basta con questa strage silenziosa.

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